Visualizzazione post con etichetta Cremona e Provincia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cremona e Provincia. Mostra tutti i post

7 gennaio 2011

Antica Trattoria "DEL GIGLIO" - Crotta d'Adda (CR)


E' proprio il caso di dire "un angolo di Trentino in provincia di Cremona", e che angolo...!
Gestito da Vilma, Lidia e Nicoletta Pattis, tre sorelle originarie di Moena (al confine tra Val di Fiemme e Val di Fassa) qualche anno fa hanno lasciato il paese natio, cercando nel nord italia una trattoria da rilevare per proporre la loro cucina tipica, si sono così imbattute per la fortuna di noi cremonesi e dei territori limitrofi nel "giglio" di Crotta 'Adda.
La stagionalità delle proposte, e l'amore per i prodotti della loro terra, è quello che trovate presso questo luogo, che vi propone i piatti tipici della cucina trentina, oltre che a quella ladina ed altoatesina; punto di forza inoltre sono la qualità delle materie prime provenienti direttamente dal trentino.
Una nota di merito inoltre la merita l'ambientazione data al locale, nel quale viene ricreata l'atmosfera tipica di quelle terre, compresi i tipici costumi trentini indossati dalle titolari.
All'atto dell'ordinazione vi sentite subito a vostro agio, infatti vi viene portato del pane rigorosamente fatto in casa preparato con farine ricavate da vari cereali ed aromatizzato con semi di lino, farro, finocchio, grano saraceno, cumino coriandolo, accompagnato da burro aromatizzato alla cannella.
Per le ordinazioni, ed eravamo in quattro persone, abbiamo scelto, un orzotto mantecato con finferli e ragù di capriolo, generoso nel sapore ed al tempo stesso delicato nel gusto, dei tagliolini con castagne noci e speck, ed infine uno dei piatti forti della tradizione culinaria trentina, i canaderli, (grossi gnocchi composti da un impasto generalmente ottenuto da cubetti di pane raffermo, latte e uova, che si possono mangiare sia in brodo che asciutti), e che il sottoscritto ha ordinato al fegato (veramente buoni); ci è stato portato anche un assaggio di quelli allo speck, e debbo sinceramente ammettere che questa portata si sposa meglio con quest'ultimo tipo di abbinamento.
Per quanto riguarda i secondi invece, solamente una portata ha fatto la propria comparsa sulla nosta tavola, e si è trattato del così definito "piatto dell'innovazione", ovvero filetto di manzo (eccelente la qualità della carne) con fonduta di "blu del tirolo" (formaggio erborinato) con finocchi e patate "rostide".
Il tutto è stato accompagnato da del Lagrein della cantina di Terlano del 2009.
Io ed il mio amico Roberto poi siamo passati direttamente al caffè con un "rimorchio" di grappa alle erbe di montagna trentine (da non perdere assolutamente), mentre le rispettive signore, hanno ordinato i dolci; un gelato alla vaniglia con composta di lamponi caldi, e dello strudel ai frutti di bosco e mele con salsa di vaniglia; ho avuto modo di assaggiare quest'ultimo, e debbo dire che uno strudel così buono l'ho trovato solo in trentino.
Il locale merita sicuramente un gradino del podio.
P.S. A termine pasto, qualora lo vogliate, vi è anche la possibilità di ordinare tisane digestive alle erbe trentine, che però nessuno di noi ha ordinato.

Antica Trattoria "DEL GIGLIO" Via Roma, 1 - Crotta d'Adda (CR)
Tel. 0372 722909 - Giorni di chiusura: Lunedì e Martedì - Prezzo medio: 25 €uro
E' consigliata la prenotazione.

19 ottobre 2010

Trattoria "LA LUCCIOLA" - Cremona


I titolari della “Lucciola” ovvero la Famiglia Nicolini, rappresentano una sorta di “Re Mida” nel panorama della ristorazione cremonese; difatti ora come nelle loro precedenti esperienze nella città del torrazzo, le trattorie da loro gestite hanno sempre riscontrato l’approvazione dei vari avventori.
Ovviamente non era la prima volta che mi recavo in loco, anzi, nell’occasione ho preferito cenare alla lucciola per avere ulteriore conferma della qualità delle proposte offerte da questa trattoria, e debbo dire che come ampiamente preventivato, non ne sono rimasto assolutamente deluso.
I miei commensali (visto le prime avvisaglie invernali, considerando che mentre sto scrivendo la stagione autunnale è solamente iniziata da un mese), sono andati sul sicuro ordinando uno dei piatti tipici della tradizione culinaria cremonese i marubini in brodo (ottimi), io ho preferito variare perché attratto dalla pasta e fagioli, piatto semplice, ma che appunto per questo motivo può regalare grandi soddisfazioni; la mia scelta direi che è stata ampiamente premiata , ho trovato il piatto eccellente, e quello che più mi ha colpito, è stata la “velluttatezza” (concedetemi questo termine) della portata, per rendere ancora il tutto più intrigante, ho aggiunto poi un goccio di olio d’oliva extravergine, ed una spruzzata di pepe, raggiungendo vertici assoluti in fatto di gusto; sempre basandomi sulla semplicità, come secondo invece per non appesantirmi ho ordinato dell’insalata con funghi porcini condita con olio e limone, ottima grazie all’elevata qualità delle materie prime.
La mia cena è stata accompagnata da due bicchieri di Teroldego, (non mi è stata specificata l’azienda produttrice e l’annata).
A parte il sottoscritto che è passato direttamente al caffè (corretto grappa of course...) i miei commensali hanno ordinato il dolce, e tutto ciò merita un capitolo a parte: innanzitutto la vasta gamma delle proposte che vi metterà in forte imbarazzo al momento della scelta, inoltre non saprei dirvi se sono dolci fatti in casa, (vedrò di approfondire la cosa) comunque la mano del creatore di cotanta bontà è sicuramente un abile e soprattutto bravo pasticcere; per l’occasione meritano una menzione la torta morbida di castagne con crema chantilly, e la mela in gabbia (purea dolce di mele “ingabbiata da una gustosissima pasta sfoglia).
Due annotazioni per concludere: la prima è che quello che rendono la Lucciola un locale meritevole della vostra fiducia, è la qualità delle materie prime e dei vari condimenti che accompagnano la vostra cena (come ad esempio il già citato olio extravergine d’oliva, la quale bottiglia non troverete sicuramente sopra gli scaffali di qualsiasi supermercato); la seconda è che la mia compagna Vera, sempre alquanto critica in via generale e sulla cucina ancor di più… dopo che ci siamo recati alla lucciola, sembra il ritratto della serenità…

Trattoria “La Lucciola” – Via del Porto, 16 Cremona – Tel. 0372 412952 – Giorni di chiusura: Mercoledì sera e Giovedì – Prezzo medio. 22-23 €uro

24 agosto 2010

Agriturismo "CORTE DEL RE" Recorfano di Voltido (CR)


Chiariamoci, il locale è stato ricavato all’interno di un vecchio cascinale ristrutturato,(in maniera eccellente direi) e la cena è stata particolarmente gradita da me e dai miei commensali, e per tale motivo lo ritengo un più che buon ristorante, ma sicuramente NELLA MANIERA PIU’ ASSOLUTA NON SI TRATTA DI UN AGRITURISMO!
Ci sono stati serviti come antipasti delle verdure grigliate, del melone con prosciutto crudo, della torta fritta (conosciuta anche come gnocco fritto) buona ma troppo pastosa e non quindi secondo tradizione, ed accompagnata questa con pregevoli salumi misti ed un'altrettanto pregevole spalla cotta di San Secondo; proseguendo poi ci si è divisi tra primi e secondi, chi ha preferito il risotto all’ortica (io tra quelli visto che per i risotti ho una vera e propria passione) e debbo dire che ha riscontrato la mia personale approvazione, chi invece ha ordinato della tagliata (ottima) servita su un letto di verdure; io solo ho pasteggiato con del vino servito nel bicchiere(non mi è stato però specificato cosa mi hanno proposto…) ; abbiamo chiuso con un buon sorbetto alla pesca ed il caffè.
La qualità delle materie prime va ben al di là della sufficienza, anche se sono certo che gran parte di essa, se non tutta, non provenga direttamente dai poderi della “Corte del Re” , inoltre il locale come evidenziavo sopra, seppur molto bello, risulta anche molto formale; un consiglio, lo trovo particolarmente adatto per serate romantiche, oppure meglio ancora per pranzi e cene di lavoro, ma tutto ciò si discosta nettamente dalla filosofia agrituristica, io preferisco chiamare tutto ciò RISTORANTE!

Corte del Re – Via Maggiore, 1 – Recorfano di Voltido (CR) – Tel: 0375 387891 – Giorno di chiusura: Martedì sera e Mercoledì – Prezzo medio 20-25 €

11 giugno 2010

Antica Osteria "LA REGINA DEL BOSCO" Motta Baluffi fraz. Solarolo Monasterolo (CR)



Aggiornamento LUGLIO 2011: Il locale ha cessato l'attività.

Antica Osteria “La Regina del Bosco” Via Argine Cremona, 42 Motta Baluffi Loc. Solarolo Monasterolo Tel. 0375 969025 – giorno di chiusura: Lunedì - Prezzo medio 20€

15 febbraio 2010

Trattoria "IL TOSCANO" - Solarolo Rainerio fraz. San Lorenzo Aroldo (CR)


Diversi ristoranti propongono cucine tipiche riferite ad un determinato territorio, non molti però riescono ad essere (per svariati motivi) specchio dello stesso. Non è il caso (fortunatamente) di questo locale che gestito da Toscani D.O.C. , propongono una cucina autenticamente toscana, (fatto salvo una portata che avrete poi modo di appurare), e dove infine le materie prime arrivano direttamente dalla terra del Granducato.
Ho avuto il piacere di andare in questo luogo con e su indicazione dell’amico Lilluccio Bartoli, ed a lui, al suo amore per i sapori, alla sua cultura e competenza enogastronomica, lascio la parola…

"Tanto per hominciare, sul banco del barre ogni bendiddio: bruschette al pomodoro (figlia legittima della fettunta) polpette (la vera insegna del un si butta via nulla) soppressata, finocchiona, rigatino e poi frittate, crostini, salami, spiedini, fritti mistissimi e chi più ne ha, più si faccia sotto con gli aperitivi.
Debbo dire che tale cornucopia fa allegramente sgargarozzare i lieti calici al suono cadenzato di tappi che saltano dalle fresche bottiglie, il cui contenuto si volatilizza giù per il gargarozzo degli habituè, nessuno dei quali dà la minima impressione di devolvere il 5 per mille alla lega antialcolica.
Se si toglie antialcolica si potrebbe avere una minima impressione al riguardo delle simpatie parlamentari, mentre al riguardo dei salti delle fresche bottiglie, qualcuno le ha pure fatte saltare, rischiando d'andare al fresco.
Fanno solo poche cose, tutte rigorosamente, vergognosamente, sapientemente, autenticamente, rudemente toscane. A me è capitato d'incappare (aspetta che lo scrivo giusto: in -k- re) nei roventini, una sorta di sottile involtino il cui ingrediente principale ha a che fare con l'Avis ed il cui santo protettore è San Guisuga, lo stesso della dichiarazione dei redditi e delle finanziarie bis del governo. Col sangue si possono fare molte cose: riesce benissimo anche morire per la patria, purchè il sangue versato non sia dell'addetto a£ v€r$amentooo.ooo.ooo.
Tranquillizzo gli schizzi...nosi: non è in menù, è un piatto special reserve per veri gourmand dall'appetito violentemente maschio: roba da carrettieri, da scarriolanti, da cavatori, da carbonai; roba d'altri tempi, d'altri mestieri, d'altre (d'al3: straphalcyòn number albero) miserie, invero poco dissimili da quelle indottrinanti i vari Co.Co.Co., assunti a tempo determinato o per un lavoro a progetto. C'era più nobiltà nella miseria dei primi.
Al Toscano si trova tutto il necessaire per diventare una buona forchetta; l'hanno inventata proprio loro, a Firenze, gli orafi, si potrebbe dire che l'hanno inventata l'oro. Prima era uno stecco lanceolato -lingula o, in lingua, inghiottitoio- che i fini cesellatori al servizio dei Medici modellarono a mo' di piccola forca (no, non trattasi di appendicanaglie col quale si trastullava il potere dando al popolino le tre effe Festa Farina e Forca, ma di forcone: tridente -ras'c, in dialèt- ovvero forchetta) che in seguito le regine medicee portarono in dote a spasso per le corti d'Europa.
Assieme all'innovativa posata -i cui rebbi aumentarono, dai due di partenza via via a quattro- uno stuolo di scalchi, vivandieri et similia, esportarono da Firenze, anche i piatti sdoganati dalla toscanità per assurgere a ruoli internazionali.
Si rassegnino i francesi, ai quali le palle ancor gli girano, per la loro zuppa di cipolle la cui primogenitura è data dalla carabbaccia, per l'anatra all'arancia alias papero al melangolo e per una salsa di colla, chiamata colletta, che Louis de Bèchamel ha fatto sua.
Se la prendano con Caterina De' Medici e rammentino gli araldi (che non sono di San Lorenzo Araldi) che il giglio di Francia "assomiglia" molto al giglio fiorentino.
A margine di questa digressione, una nota curiosa sullo spiritaccio toscano: i franzosi erano chiamati nuvoloni, per via degli editti, le cui grida principiavano con Nous voulons...
Del resto, a Fucecchio, la statua dall'equilibrio instabile di uno scrittore (non è ancora quella di Indro Montanelli) è stata fissata facendo appoggiare le bronzee terga ad una pila di libri, beccandosi seduta stante (è il caso di dire) il nomignolo di cacalibri.
Rimanere nella toscanitudine conosciuta ai più, sarà facilissimo. Rinfrancanti ribollite, pollo fritto con fritto misto toscano (non sia mai che venga servito con una salutare insalata fresca, se si deve rovinare il fegato, lo si rovini a mmodo, ovvia) e pappardelle al cinghiale. Le pappardelle col cinghiale sono anch'esse la morte sua -con grade disappunto del cinghiale in oggetto- che ci rimette la buccia, s (ovvero, esse: fesseria number tree bis.Traduco: albero bis) si sposano che è una bellezza al cighiale, anche se al suino andrebbe meglio una cinghiala da tirare nella tana, da cui "se la tira" e " tirare la cinghia(la)" alla qual cosa si ispira il governo facendocela tirare.
Un passo indietro (orteidni. Phessery number tree tris, ma adesso la pianto con la pianta) merita la ribollita. Nasce con l'assemblamento di due piatti della miseria nera ed è col cavolo che ve lo spiego!
In primis (ovvio, è un primo) occorre il cavolo nero, ecco giustificato il colore della miseria, o cavolo palmizio di Toscana, giusto per dar sfoggio della conoscenza in materia di brassicacee, toh ciàpa! In secundis fagioli cannellini detti anche, ma va, toscanelli.
lI due piatti coniugantesi per dar luogo alla ribollita, sono il cavolo con le fette, alias fettunta a fare da canapè al cavolo e la zuppa lombarda: acqua di cottura dei fagioli su bruschetta con qualche rado occhieggiante dicotiledone naufragante nella solitudine. Era la zuppa che i lombardi chiamati colà a bonificare le terre, rinfrancava dai morsi della fame le bocche che non conoscevano altro che miseria. Se per caso fossero diventati ricchi, come massima aspirazione, sarebbero andati a mendicare a Montecarlo.
Genesi della ribollita: cavolo con le fette + zuppa lombarda = zuppa di fagioli.
Zuppa di fagioli + fette di pane = zuppa di pane
Zuppa di pane avanzata + cipolle + rianimazione (ribollitura) in forno = ribollita. D'estate si serve diaccia, previa benedizione d'olio buonerrimo, con a latere uno spicchio di cipolla rossa da sfogliare, usandone i petali a guisa di cucchiaio. Nel ritratto del mangiafagioli, accostata al piatto dell'affamato, fa la sua bella figura la cipolla, che non sempre fa piangere. Al contrario del governo.
Altro piatto proletario, il lampredotto (trippa: vero vessillo del giglio fiorentino) che io prendo in doppia porzione, in pratica un lampresedici (voilà la castronata number four, ma nambèr sedici sarebbe stato molto più meglissimo) pappa al pomodoro, fiorentina da sogno a due piazze (della Signoria e del Porcellino e mi porto avanti con la fesseria numero 5) così si approfitta delle due piazze e del guanciale di porcello.
Non propriamente un sogno gli gnocchi alla crema di tartufo. Da rivista femminile per palati appiattiti, dove il tartufo è oggetto non identificato (ecco perché tart U.F.O) se non dall'alchimista che ne ha estratto chimicamente l'essenza e da qualche portatore sano di papille gustative non rincoglionite, inorridite dal sentir evocare il tartufo a sua volta blandamente e ignobilmente evocato da un preparato nel quale il tartufo presenzia -ad odor di firma- in percentuali lillipuziane da zero virgola zero zero. Tracce. Più che sparute tracce, sparite tracce.
Auspico che la sostanza in oggetto sparisca dal menù all'apparire di aulenti lamelle tartufoidi e che gli gnocchi siano al tartufo e non alla fintasinteticacrema di similcircamenoquasiforse tartufo assente impresenziato.
Archiviata questa nota, passiamo al piatto estivo d'eccellenza, la panzanella, the panzanell, la panzanèlle, die panzanellen, insùma pàan bagnàat cunsàat. Panzanella, alias pan molle, strizzato, sbriciolato (solo la midolla, home si disce affirènze) hondito con olio bono, pomodori, cipolle rosse, basilico (in Toscana -con toshana disinvoltura- la panzanella viene pure chiamata troiaio).
E' un incrocio tra il pane e le verdure estive, qui servita -trattandosi di un incrocio- con diritto di precedenza alle verdure. Traduzione: la panzanella dev'essere un povero recupero di pane stantìo (pane posato, home si disce affirènze) ma vestita a festa con tutta quel bendiddio un l'è vvera. La povertà ha la sua dignità, nella semplicità e non mascherata da una ricchezza che non le compete.
Può succedere che nella padella del fritto misto si trovi, a mio agio, qualche costoletta d'agnello che -furbissima, per non scottarsi- ha dapprima indossato una tutina di pangrattato e uova. Chi, davanti a questo attentato al fegato, chiede il limone, merita d'averlo strizzato negli occhi. Il povero agnello, non s'accontenta di sguazzare felice nel suo bagnetto caldo, ma pretende talvolta una sauna in forno nella versione abbacchio, da cui la nota espressione di abbacchiato dell'ovino.
Dalle pagine dei piatti dimenticati qui è possibile trovare alcuni fogli strappati dall'oblìo, come il peposo. Dirò soltanto che la sua storia è strettamente legata ai fornacini dell'Impruneta (mai sentito parlare del cotto fiorentino?) che durante la veglia al foco approfittavano del calore per approntare questo sapido intingolo (uno straccio di indizio così l'ho dato) e far bisboccia. Per mettere disordine in quel che ho appena scritto, non confondete il cotto fiorentino col crudo di Parma.
Per non mettere disordine tra i fochi della cucina del Toscano, provate ad ordinarlo con ossequioso anticipo, fatevi riconoscere come amanti di piatti maschi e se supererete la prova, beccatevi quattro moccoli in slang fiorentino (dove è probabile che vi parlino male della mamma e delle sue specchiate virtù) come scotto al raggiungimento dell'agognato, e pappatevi il peposo, lubrificandone il percorso aspergendo del Carmignano di Artimino di Contini Bonaccossi.
Difficilmente parlo di vini, se stavolta l'ho fatto, provate ad immaginare perché; se vi difetta la fantasia autoprescrivetevelo -non è mutuabile- e guarirete dalla malattia che colpisce l'invereconda tristezza degli astemi. Se siete in questo girone, dopo la conversione, vi omaggerò dell'iscrizione gratuita alla lega antianalcolica nel cui statuto all'art. 1 è specificato che l'alcool è nemico dell'uomo e all'art. 1 bis che chi fugge davanti al nemico è un codardo. Vi è pure menzionato, all'art. unduetre (ciàpèl ch' èl gh'è) che un grappolo che scappa dalla vite, se la svigna (album delle fesserie, casella n° 6).
Per addolcirci dall'amara constatazione, finiamo co' hantuccini, rigorosamente fatti in casa nel cantuccinificio personale del Toscano. Da mettere sotto i denti dopo un' immersione nell'acquasantiera contenente vin santo. Affinchè vin santo e cantuccini siano di equa parità, per un matrimonio ex aequo, suggerisco d'abbassare la qualità dei cantucci.
Finale col ponce alla livornese. Nel bicchiere massiccio, non quello del servizio bono, entra lo zucchero, messo a bagno nel rumme, segue doccia calda di caffè espresso e il tocco finale: scorza di limone, sbucciata a vivo pensando al limone come al contribuente al quale si cava la pelle prima di spremerlo: è il ponce a vvela, dove la vela dell'agrume prende il largo, lasciando una scia profumata dovuta alle nuances dei suoi olii essenziali. A questo punto una svaporata per ridargli vigore e incandescenza. Va bevuto con una sola accortezza: non essendo il bicchiere dotato di manico, va preso con la precauzione di impugnarlo dal fondo. A Livorno, vero ricettacolo di guitti, guasconi e burloni della più bell'acqua, si dice che il ponce, è l'unico che vi permetta di prenderlo per il hulo."

Nota dell'autore del Blog: La foto sopra è opera del mio commensale, il quale mi ha generosamente offerto la cena in cambio della pubblicazione della foto stessa che ovviamente è bellissima....

Bar Trattoria Il Toscano: Via Giuseppe Verdi, 20 - Solarolo Rainerio
Fraz. San Lorenzo Aroldo (CR) Tel. 0375 91098
Chiusura: lunedì e martedì, a meno che -come recita l'avviso esposto- "Se c'è da pigliar quattrini..."

8 febbraio 2010

Trattoria "DA BEPPE" - Castelverde fraz. Costa Sant' Abramo (CR)


Il primo post di questo blog vuole essere un omaggio ad uno degli ultimi locali tipici cremonesi presenti sul territorio, dove ancora si può apprezzare la vera cucina tradizionale.
Il locale seppur ristrutturato, mantiene ancora quell’aurea magica, tipica dell’osteria, ed è gestito dallo “spirito libero” (così come ama definirsi) Beppe Franzosi, (con il quale condivido la passione per la beneamata nerazzurra) e dalla sorella.
Ma sediamoci a tavola; potrete assaggiare come antipasto dei salumi misti, dove il salame cremonese la fa da padrone.
Ma è con i marubini in brodo (altrimenti definiti impropriamente ravioli) che il vostro palato inizierà a “godere”; infatti come tradizione impone, il brodo è preparato con tre tipi diversi di carne: vitello, manzo e pollo, dove solo alla fine i tre tipi di brodo ottenuti sono miscelati tra loro.
Talmente questo piatto mi ammalia, non sono mai riuscito a provare gli altri primi piatti.
E così arriviamo ai secondi piatti, gli arrosti misti, (il coniglio in modo particolare) i lessi con le relative salse, ed il purè (eccezionale) vi metteranno definitivamente in pace con il mondo.
Non si poteva non terminare con i dolci, dove ovviamente la casa propone anche i propri; il budino va ordinato!
Infine se proprio ancora c’è un piccolo posto nel vostro stomaco, la frutta sotto spirito va gustata.
Un’ultima annotazione, nel periodo estivo per ovvie ragioni, non potrete trovare gran parte di tutto sopra descritto; questo rende a malincuore rispetto al periodo invernale il locale un gradino sotto i propri standard che comunque sono ben al di là della sufficienza.

Bar Trattoria Lupi - Via Veneto, 39 - Castelverde fraz. Costa Sant'Abramo (CR) Tel: 0372 471030
Prezzo: 20-25 €